Flixbus & Co. Situazioni Kafkiane

La mia strategia di viaggio, soprattutto quando si tratta di andare a Roma per le vacanze, è ormai chiara e collaudata: attenta ricerca di un pullman Flixbus o di un treno a lunga percorrenza dal costo molto basso e con probabile scalo in una località semi-sconosciuta; festa devastante con gli amici la sera prima della partenza per iniziare il viaggio in condizioni psico-fisiche altamente precarie, così da poter passare gran parte del viaggio dormendo; materiali di intrattenimento quali mp3, computer e svariati libri, per ammazzare il tempo; e per finire conquista sagace di un posto lato finestrino per poter appoggiare la testa contro il vetro o guardare il panorama. Tutto dannatamente perfetto… salvo imprevisti.

Il 1 Gennaio 2016, dopo aver passato il Capodanno a casa di Simone, vado alla stazione Tiburtina a prendere il Flixbus delle 10 del mattino direzione Verona. Da lì, dopo una breve sosta di qualche giorno, sarei ripartito alla volta di Augsburg. Essendo Capodanno, il prezzo era ridicolo e il pullman praticamente vuoto. Riesco a prendere possesso di due posti, così da potermi persino sdraiare. Un sogno. Purtroppo però, non faccio neanche in tempo ad addormentarmi che l’autista sente il bisogno di presentarsi affettuosamente e calorosamente ai suoi passeggeri…

Dalla Calabria con furore

“Buongiorno a tutti e buon anno, io mi chiamo “…”, lavoro per Flixbus da 5 anni e amo il mio lavoro. Sono a vostra disposizione per qualsiasi problema o richiesta, basta che non mi chiediate soldi. Sorry, but ai don’t spik English, only Calabrese.”

Ma che simpatico burlone… bene, ha finito, ora possiamo dormire… E invece no, ultimato il suo bel monologo, inserisce il messaggio pre-registrato di Flixbus che ti spiega tutte le normative di viaggio in doppia lingua, italiano e inglese. In tanti anni di traversate in pullman, giuro che non avevo mai conosciuto nessuno così zelante da rompere le palle a tutti con le normative di viaggio. Lui invece sembrava tenerci particolarmente, e anzi tra una normativa e l’altra ci inseriva anche i suoi preziosissimi commenti: “quando scendete alla vostra fermata non dimenticate i telefoni o i vostri beni personali”. Vabbè dai, mo avrà finito – penso io – e vado per abbandonarmi dolcemente tra le braccia di Morfeo. Macchè! Toglie il cd e attacca a raccontarci la sua vita. Vabbè, ho capito, oggi non si dorme.

Interminabili soste all’autogrill

“Stiamo per arrivare a Bologna… ma prima facciamo una breve pausa all’autogrill, che devo pisciare e fare colazione”. Certo oh, che cura per i dettagli, e che finezza! “Scendete e portatevi tutto che chiudo il pullman. Mi raccomando ci vediamo di nuovo qui tra trenta, massimo trentacinque minuti. Chi non c’è resta a resta a piedi.

  • Scusi, ma non si può rimanere nel pullman?
  • No, non si può.
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E vabbè, allora scendiamo… Passa quasi un’ora e noi siamo tutti li in mezzo alla piazzola ad aspettare infreddoliti. Più di una persona aveva cominciato a mostrare i primi cenni di nervosismo, ma dell’autista neanche l’ombra. Finalmente lo vediamo arrivare con tutta calma, fischiettando, mentre addenta un cornetto al cioccolato. “Ci siete tutti?” Una signora gli risponde alquanto spazientita:

  • Si, guardi, manca solo lei, è mezz’ora che aspettiamo.
  • Signora, si rilassi, siamo in perfetto orario!

A me questo comincia a starmi sul cazzo… ma purtroppo non è finita qui.

La situazione degenera

Ripartiamo e per una buona mezz’ora il nostro amico calabrese è stranamente silenzioso: nessun aneddoto della sua vita da condividere, nessuna importante indicazione da darci, nel nostro Flixbus c’era un silenzio quasi surreale. L’autostrada era semi-deserta. Ma la tempesta stava per arrivare… Ero finalmente riuscito a prendere sonno, quando il conducente curva bruscamente senza motivo e inchioda ad una piazzola d’emergenza. Mezzo rincoglionito alzo la testa e guardo fuori, pensando ad un incidente: nulla, neanche una macchina. Ma allora che diavolo succede? L’autista intanto si alza di scatto dal suo sedile e si dirige con aria minacciosa verso una signora seduta nella prima fila. Di colpo aveva perso tutta la sua giovialità:

  • Lei non si deve permettere di fare queste cose! Ha capito? La cancelli subito!
  • No, io non cancello proprio niente.
  • Signora glielo ripeto, non mi faccia incazzar, cancelli quella foto, lei non può farlo. E’ violazione della privacy!
  • Non ci penso neanche, ma quale violazione della privacy, lei stava guardando il telefono mentre guidava.
  • Le do 30 secondi, se Lei non cancella la foto io le giuro che la lascio qui in autostrada!
  • Se lo scordi! Io la denuncio, altro che! Io questa foto la mando a Flixbus, alla sua azienda! Rischiava di farci ammazzare tutti!
  • Ok, l’ha voluto Lei, avanti, scenda!
Flixbus sull’autostrada direzione Berlino

La rissa

L’autista va per afferrarle un braccio, la signora per proteggersi, indietreggia lo tira via, ma così facendo gli rifila involontariamente una borsata in piena faccia. Seguono grida incomprensibili e sputi, in poco tempo parte una vera e propria rissa. Gli altri passeggeri rimangono attoniti e nessuno si muove. La maggior parte in realtà come me stava dormendo e ci sono anche molti stranieri. Nessuno fa tempo a rendersi conto della situazione, me compreso, e per buoni 5 minuti i due continuano a darsele senza che nessuno intervenga. Finalmente un uomo capisce la gravità della situazione e corre a separarli. L’autista però riparte al contrattacco e cerca di prendere il cellulare della signora, che nel tirare finisce lunga per terra con tutto il telefono. L’uomo che era arrivato in soccorso della signora prende il conducente per la maglia e gli intima di darsi una calmata e rimettersi alla guida.

  • Ora lei siede li, e ci porta a destinazione. E veda di non farci ammazzare”.
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Mister Calabria si rimette a posto la maglietta, lancia altre due tre imprecazioni alla signora e poi finalmente si mette al volante e riparte. Ma è visibilmente nervoso. Nell’uscire dalla piazzola, prima rischia un incidente con una macchina che arrivava dietro a tutta velocità, poi prende il microfono e comincia il suo monologo personale…

L’appello ai passeggeri

“Mi appello al buon senso degli altri passeggeri di questo Flixbus. Questa persona, che definirla persona è anche troppo per ciò che ha fatto, mi ha rovinato il Capodanno, e forse tutto l’anno, visto che rischio di perdere il posto di lavoro per colpa sua. Io non ho fatto niente, si è vero ho preso un attimo il telefono in mano, ma posso farlo, ho un telefono aziendale e degli auricolari che ho pagato ben 180 euro. E visto che sono onesto, si, lo ammetto, in realtà ho guardato il telefono personale, ma era un attimo e la signora qui non può permettersi di fotografarmi. Io a questo punto non posso fare altro che appellarmi al suo e al vostro buonsenso e sperare che la cancelli prima di scendere dal pullman. Grazie dell’attenzione, e buon anno a tutti, tanto ormai il mio è andato a puttane”.

Confronto con un’altra signora

A Bologna la signora scende dal pullman, discute un’altra buona mezz’ora con l’autista, che cerca invano di convincerla a cancellare la foto incriminante, e se ne va. Lui invece risale sul pullman, ma invece di ripartire, va da un’altra signora che sedeva nella fila, cercando la sua complicità e la sua comprensione

  • Lei era qui vicino e ha visto tutto. Io non ho fatto niente di cattivo, e quello che ho fatto sono stato indotto a farlo dal comportamento scorretto della signora. Lei le foto non può farmele.
  • Senta, non ricominci con questa storia. Vediamo di non rendere questa situazione più kafkiana di quanto non sia già. Io una cosa del genere su un Flixbus non l’ho mai vista, e mi creda, di viaggi ne ho fatti tanti. E se proprio vuole saperlo, beh, la signora può fare tutte le foto che vuole, al massimo non può pubblicarle su internet.
  • Io ero venuto qui a scusarmi anche con Lei, ma Lei evidentemente non mi capisce. Tra l’altro, mi dica, se le foto non può pubblicarle, allora che le fa a fare?
  • Forse è Lei che non ha capito. Io in questa storia non c’entro niente, non è a me che deve chiedere scusa, ma all’altra signora, aggredita e mortificata.
  • Ma cosa dice! E’ lei che mi ha aggredito con la borsa! Io le ho SOLO detto che l’avrei lasciata in autostrada se non cancellava subito la foto.
  • Senta, ora basta, lei mi ha stancato. Glielo dico io ora cosa succede. Lei si rimette alla guida e ci porta sani e salvi a destinazione. E veda per piacere di fare il suo mestiere come si deve, che finora l’ho vista metà del tempo al telefono. Tutto ciò non è professionale.
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Epilogo

L’autista finalmente abbozza, si mette al volante e ci porta fino in Germania, senza più fiatare e fortunatamente senza ulteriori complicazioni. Io invece, nonostante la stanchezza, ormai non riesco più a prendere sonno. La mia strategia di viaggio infallibile questa volta non ha funzionato. E vabbè, pazienza, guardiamo comunque il lato positivo: almeno sono ancora qui a raccontarlo.

Tutti i capitoli della rubrica “Flixbus & Co. Epopee di viaggio” li trovare a questo link

Autori

  • Laureato in lingue e letterature straniere. Attualmente Insegna italiano in Germania, ad Augsburg. Ama viaggiare e venire continuamente a contatto con nuove culture. Nel tempo libero si diletta suonando (male) la chitarra e scrivendo discutibili racconti sulla sua esperienza all'estero.

Federico Schopper

Laureato in lingue e letterature straniere. Attualmente Insegna italiano in Germania, ad Augsburg. Ama viaggiare e venire continuamente a contatto con nuove culture. Nel tempo libero si diletta suonando (male) la chitarra e scrivendo discutibili racconti sulla sua esperienza all'estero.

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