La battaglia della carta igienica

Sono sicuro che ve lo sarete chiesto anche voi. Ma perchè la gente compra tutta questa carta igienica?
L’improvvisa esplosione del Coronavirus, si sa, ha radicalmente cambiato il nostro stile di vita e le nostre abitudini. Sono stati aboliti viaggi e gite fuori porta; sono stati cancellati o rimandati tutti gli eventi sportivi e culturali in programma; è stata chiusa la maggior parte degli esercizi commerciali. In molti paesi, primo tra tutti l’Italia, c’è l’assoluto divieto di uscire di casa, se non per comprovate esigenze tecniche. Si può andare in strada, ad esempio, per recarsi al lavoro, per portare fuori il cane o per concedersi un’ora di attività fisica, a patto che ci si tenga a debita distanza da altre persone. Trasgredire a queste regole può portare a sanzioni pesantissime che possono arrivare fino a 3000 euro e 5 anni di reclusione (in Germania le multe vanno invece da un minimo di 100 euro ad un massimo di 1000).

Uno degli aspetti della nostra quotidianità più colpiti dal virus è però sicuramente la spesa. L’esigenza di dover limitare al minimo le uscite, di dover rispettare la distanza di un metro e mezzo e le conseguenti interminabili code davanti al supermercato, ci hanno costretto a ripensare totalmente i nostri acquisti. Si fanno grandi scorte di pasta e di cibi surgelati o in scatola, che possono essere conservati praticamente in eterno. Allo stesso modo, a causa della quarantena e delle molte ore passate in casa, siamo diventati tutti pizzaioli e fornai; lievito e farina vanno letteralmente a ruba, e in quasi tutti i supermercati sono state a lungo terminate le scorte. Ed è comprensibile… ma se c’è una cosa che proprio non riesco a comprendere è l’improvviso e irrefrenabile bisogno di carta igienica.

Scaffali di carta igienica vuoti in Germania

Lo strano assalto alla carta igienica

Da alcune settimane, praticamente in tutto il mondo non si fa altro che comprare confezioni di carta igienica. All’indomani delle misure restrittive che hanno progressivamente colpito un pò tutti i paesi, ovunque gli scaffali sono stati letteralmente presi d’assalto e svuotati. Non importa ogni quanto venissero riforniti, tanto erano nuovamente vuoti in mezz’ora. C’è chi arrivava a comprare anche 3/4 confezioni alla volta. Ben presto i supermercati sono stati costretti a mettere un limite al numero di pacchi, per permettere ad un maggior numero di persone di comprarli. E anche questo non è bastato a soddisfare la richiesta. In alcuni casi infatti la situazione è degenerata del tutto, portando a vere e proprie risse per accaparrarsi l’ultimo rotolo rimasto.

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A causa della sua difficile reperibilità, in men che non si dica il rotolo di carta igienica è diventato il simbolo del bene di lusso per eccellenza. Ovunque all’interno del web sono comparsi meme raffiguranti rotoli conservati all’interno di cassaforti o finte foto di boss mafiosi che vendono carta igienica in nero a prezzi da capogiro. Sempre con l’intento di sdrammadizzare un pò il fenomeno, Lionel Messi, uno dei giocatori di calcio più forti al mondo, ha anche lanciato il cosiddetto toilet paper challenge; la sfida consiste nel palleggiare a casa davanti ad una telecamera, usando un rotolo di carta igienica al posto del pallone. L’iniziativa, inutile dirlo, ha subito riscosso un enorme successo.

In Germania, a Norimberga, una pasticceria ha cominciato a vendere “Klohpapierkuchen” cioè torte a forma di carta igienica.
Persino nei settori più impensabili, come ad esempio la pornografia, la carta igienica è diventato un tema ricorrente; pare stiano girando scene hard (ovviamente create ad arte) di ragazze disposte a vendere il proprio corpo in cambio di un rotolo.

“Massimo due pacchi per cliente”

Perchè proprio la carta igienica?

La domanda che a questo punto sorge spontanea e su cui mi sto interrogando da giorni è: si, ma perchè proprio la carta igienica? I tedeschi, o i francesci li capisco già di più perchè non avendo il bidet, finita la carta igienica sarebbero costretti a pulirsi con le mani o a farsi una doccia ogni volta che vanno in bagno. Ma noi italiani, esattamente, di che cosa abbiamo paura? Mi era persino venuta voglia di intervistare le persone per strada o al supermercato per cercare di fare maggiore chiarezza sul fenomeno, ma poi visti i problemi logistici (qui in Germania se ti avvicini a meno di due metri la gente comincia a guardarti male) ho desistito. Per fortuna c’è chi ci ha già pensato prima di me. Sempre in Australia tale Eddy Lim ha infatti intervistato tutti i clienti di un supermercato che avevano almeno un pacco di carta igienica nel carrello.

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Tra i protagonisti di questa intervista, Lily, 65 anni, ammette ad esempio di essersi fatta influenzare dal panico generale. Hayden ha invece paura che finisca tutta, rimanendone poi sprovvisto nel momento del “bisogno”. C’è poi chi la compra perchè ne ha effettivamente bisogno, come nel caso di Ashley. Infine c’è Danny, che pensa semplicemente che siamo una manica di idioti, e forse non ha tutti i torti.

Il parere degli esperti

Sull’argomento si sono espressi, ovviamente, anche molti sociologi e psicologi. Secondo Andrea Kappes, professore di psicologia a Londra,

“La carta igienica è un simbolo di sicurezza. In un momento di forte stress, come questo che stiamo vivendo dettato dall’emergenza Covid-19, le persone desiderano ardentemente fare cose che le facciano sentire sicure per superare una incompletezza o vulnerabilità percepita. Nel Regno Unito, per una minoranza di persone, la carta igienica sembra simboleggiare la sicurezza, potenzialmente per la sua associazione con il concetto di pulizia e igiene”.

Per lo stesso motivo, sempre secondo Kappes, negli Stati Uniti si comprano armi, mentre in Olanda la Cannabis. In Germania, dove regna un maggior pragratismo, è invece nato un sito, Blitzrechner, che inserendo alcune variabili come il numero di rotoli rimasti o il numero di persone presenti in casa, riesce a calcolare la durata “reale” della carta igienica a disposizione. C’è anche la possibilità di affinare il calcolo, aggiungendo parametri più sofisticati come il “numero medio di pulite per cacata” o il “numero medio di cacate giornaliere”.

Un’altra teoria interessante è poi la cosiddetta FOMO (Fear of Missin Out), ossia la paura di essere tagliati fuori.

“Se vediamo le persone comprare qualcosa, penseremo automaticamente che ci sono buone ragioni per comprarlo anche noi. [Nikita Gag, BBC]

E di fatto si, un pacco di carta igienica è facilmente riconoscibile anche da molto lontano, molto di più della pasta o del cibo in scatola.

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Conclusione

Esperti o no, io comunque continuo a essere dell’idea che tutto questo caos creatosi intorno alla carta igienica sia esagerato. E’ chiaro che se tutti la comprano, sono costretto a comprarla anche io. Ma è anche vero che, poichè non credo che la quarantena ci costringa misteriosamente ad andare al bagno più spesso, basterebbe semplicemente comprare la stessa quantità di carta igienica che si comprava prima. Io ad esempio, nonostante il progressivo svuotarsi degli scaffali, personalmente non ho ancora comprato neanche un singolo pacco. Perchè? Semplice, perchè non mi serve, ce l’ho. Se e quando la finirò, andrò a comprarla. Se non ce n’è più, passo ai fazzoletti. Finiti anche quelli, beh, c’è sempre l’acqua, che è anche più igienico. E l’acqua non creda finisca mai. A questo punto vorrei concludere citando Jon, un altro degli intervistati nel supermercato australiano:

“C’entra di sicuro il virus, ma non capisco perché proprio la carta igienica. Una volta vivevo in un posto molto esposto a disastri naturali, e nessuno faceva scorta di carta igienica lì. La gente fa scorta di cibo, acqua, torce, candele, questo tipo di cose qua. Non ho mai fatto scorta di carta igienica in tutta la mia vita. Se pensi che il mondo stia per finire, perché ti preoccupi del tuo culo? Non capisco.” [Jon, 29 anni]

Ecco, appunto, ma se pensate che il mondo stia per finire, perché vi preoccupate del vostro culo?

Autori

  • Laureato in lingue e letterature straniere. Attualmente Insegna italiano in Germania, ad Augsburg. Ama viaggiare e venire continuamente a contatto con nuove culture. Nel tempo libero si diletta suonando (male) la chitarra e scrivendo discutibili racconti sulla sua esperienza all'estero.

Federico Schopper

Laureato in lingue e letterature straniere. Attualmente Insegna italiano in Germania, ad Augsburg. Ama viaggiare e venire continuamente a contatto con nuove culture. Nel tempo libero si diletta suonando (male) la chitarra e scrivendo discutibili racconti sulla sua esperienza all'estero.

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