Il cerchio d´oro: Þingvellir e Gullfoss

Un viaggio in Islanda alla scoperta della Natura parte 5

Prosegue da qui: Viaggio in Islanda parte 4. Oggi parleremo del percorso turistico piú famoso d´Islanda, il cosiddetto Cerchio d´oro, un´area di 300km che comprende il parco nazionale di Þingvellir, le cascate Gullfoss e l´area dei Geyser, Geysir e Strokkur.

La prima tappa del Cerchio d´oro: Il Þingvellir

Dopo aver recuperato le forze in albergo, siamo quindi finalmente pronti per cominciare il nostro tour islandese. Il primo giorno di visite prevedeva una prima tappa al parco nazionale di Þingvellir, poi la visita ad una delle tante cascate disseminate sul territorio, la Gullfoss, e infine l´arrivo a Geysir, dove ci saremmo fermati per la notte. Tempo di percorrenza in auto poco piú di 3 ore, da questo punto di vista sicuramente una delle giornate “meno impegnative” del tour. Anche per questo motivo ce la prendiamo con calma: facciamo colazione in albergo; fotografiamo attentamente tutti i lati dell´auto a noleggio per documentare con precisione eventuali danni già presenti sul veicolo (molto importante quando si prende una macchina a noleggio); settiamo il navigatore e infine ci mettiamo in viaggio direzione Þingvellir, a poco meno di 2 ore di macchina dall´aeroporto. Ad accompagnarci, la solita Radio Islenska.

Una volta arrivati, parcheggiamo la macchina in prossimità di un cancello e ci avviamo a piedi verso una specie di grande canyon scavato nella roccia, il Almannagjá. Alla fine del sentiero che passa attraverso al canyon, si trova una piccola cascata, la Öxaráfoss; niente di eccezionale se paragonata alle altre, ma comunque molto bella da vedere, soprattutto per chi, come noi, le cascate non le vede proprio tutti i giorni. Tutt’intorno c’è un paesaggio abbastanza brullo e frastagliato, con una grande quantità di rocce laviche e pochissima vegetazione. Da qui si puó anche ammirare la parte settentrionale del lago Þingvallavatn, il lago piu´grande di tutta l’Islanda. Ma a parte la cascata, il lago ed il grande canyon, c’è “poco di che”, per citare il commento molto originale su Trip Advisor di un turista forse un po’ deluso.

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In realta´piu´che per il paesaggio, a mio modesto parere comunque molto suggestivo, il luogo è importantissimo per le sue implicazioni geografiche, storiche e culturali.

L´unione di due placche terrestri e il parlamento islandese

Iniziamo col dire che a livello geografico quest´area è il punto di unione di due “placche litosferiche“. Chi ha ancora qualche piccolo ricordo delle lezioni di scienze alle elementari, saprá sicuramente di cosa sto parlando. Si tratta della teoria della tettonica a zolle. In pratica secondo questa teoria, la superficie della Terra (la litosfera) è formata da tante grandi “tessere”, come in un puzzle. Queste tessere prendono appunto il nome di placche litosferiche o placche terrestri. Tali placche tra l’altro non sono ferme ma, seppur molto lentamente, si muovono, provocando lo spostamento, nel corso di molti secoli, dei continenti. Ecco, in pratica il Il Þingvellir non è altro che il punto di “giuntura” tra la placca Nordamericana e quella Euroasiatica. Il gigantesco canyon di cui vi parlavo prima rappresenta quindi la “cintura d’unione” di queste due placche. Anche per questo motivo l’area è fortemente caratterizzata da terremoti ed attività vulcaniche.

La storia delle zolle da sola basterebbe per comprendere l’importanza di questa regione. Ma non è finita qua. La parola è composta da “Þing”, parlamento, e “vellir”, pianura, cioé pianura del parlamento. Infatti fu in questo luogo che nell´anno 930 venne fondato l´l’Althing, uno dei primi (se non addirittura il primo) parlamento del mondo. Originariamente l’Althing si riuniva una volta all´anno su una grossa roccia lavica a forma di semicerchio e delimitata da due dirupi rocciosi paralleli. Qui i Lögsögumenn (oratori della legge) promulgavano nuove leggi, risolvevano le dispute e organizzavano persino feste ed eventi sportivi. Queste riunioni attiravano tra l’altro una grande quantitá di gente, ed erano quindi anche ottime occasioni per chiudere affari o stringere accordi. Insomma, era un luogo dalla grande valenza simbolica. Non a caso qui nell´anno 1000 si decretó il Cristianesimo come unica religione nazionale. Sempre qui, nel 1944 venne dichiarata l´indipendenza dalla Danimarca.

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Un’antica leggenda: le ordalie

Al Þingvellir è anche legata un antica leggenda. Si narra infatti che, quando bisognava decidere la colpevolezza o l’innocenza di un cittadino, i primi oratori della legge ricorressero alle cosiddette Ordalie (dal latino, “Giudizio di Dio”).
L’Ordalia è un’antica pratica giuridica, secondo cui la presunta colpevolezza dell’accusato veniva determinata sottoponendolo ad una prova dolorosa o a un duello. La determinazione della sua eventuale innocenza derivava dal completamento della prova senza subire danni (o dalla rapida guarigione delle lesioni riportate) oppure dalla vittoria nel duello. L’ordalia si basava fondalmente sulla premessa che Dio avrebbe aiutato l’innocente a salvarsi, in caso lo fosse davvero (eh beh, allora si!). Una delle ordalie piú antiche era la cosiddetta “ordalia del fiume“: l’accusato veniva legato per un piede ad una grossa pietra; dopodiché veniva buttato nel fiume. Se era innocente, in qualche modo si sarebbe salvato, altrimenti sarebbe morto. Insomma una cosetta per niente sadica.

La versione Islandese di questa pratica prevedeva invece che l’imputato si buttasse giú dall’altipiano del Thingvellir: se il malcapitato sopravviveva all’impatto, era innocente. Potrebbe sembrare una tradizione stupida o da invasati (e forse effettivamente lo è). Ma a pensarci bene, ammesso che fosse una pratica effettivamente in uso, aveva il suo senso: chi bene o male aveva la coscienza sporca il piú delle volte confessava prima di finire sfracellato contro la roccia; se invece l’accusato non si piegava neanche di fronte alla possibilitá di morire, allora probabilmente era davvero innocente. Altro che tribunale!

Altra piccola curiosita sul Þingvellir: a Luglio dello scorso anno su Netflix è uscita una serie/documentario targata Netflix dal nome Down to the Earth with Zac Efron, in cui viene raccontato il viaggio intorno al mondo dell´attore americano. Ebbene, la sua avventura inizia proprio da qui.

La seconda tappa del Cerchio d´oro: le cascate Gullfoss

Facciamo qualche foto di rito, poi ci lasciamo alle spalle il Þingvellir e ci avviamo verso Geysir. Prima peró facciamo una breve tappa alle cascate Gullfoss, a neanche 10 minuti di macchina da Geysir. La Gullfoss (dall’islandese: gull “dorato” e foss “cascata”) è una cascata del fiume Hvítá cosiddetta a “doppio salto“; le sue acque infatti compiono appunto due salti, rispettivamente di 11 e 21 metri, e proseguono in una stretta e profonda gola che si apre nell’altopiano. Nonostante non sia tra le piu alte, viene spesso definita “la regina di tutte le cascate Islandesi, per la sua “teatralitá” e la sua bellezza.

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Anche questo luogo è legato ad un aneddotto piuttosto interessante. All’inizio del XX secolo una grande societá inglese voleva comprare la cascata per costruirci una diga che sarebbe andata ad alimentare una centrale idroelettrica. Una contadina del posto, tale Sigríður Tómasdóttir, minacció quindi di buttarsi nella cascata se il governo islandese avesse approvato il progetto. Ci fu anche una causa in tribunale che peró fu vinta dalla societá inglese. Nonostante questo, la societá rinunció inaspettatamente al progetto e la diga non venne mai costruita. In ogni caso nei pressi della cascata è stato costruito un momento commemorativo per celebrare il coraggio della contadina islandese. Che poi si fosse effettivamente buttata… beh è tutto da dimostrare.

Stavo per scrivere l´ultima parte su Geysir, la terza e ultima tappa del cerchio d´oro, ma poi mi sono reso conto che questo merita assolutamente un capitolo a parte. Quindi se siete interessati a sapere come funziona un geyser, beh, dovrete aspettare ancora qualche giorno.

Autori

  • Laureato in lingue e letterature straniere. Attualmente Insegna italiano in Germania, ad Augsburg. Ama viaggiare e venire continuamente a contatto con nuove culture. Nel tempo libero si diletta suonando (male) la chitarra e scrivendo discutibili racconti sulla sua esperienza all'estero.

Federico Schopper

Laureato in lingue e letterature straniere. Attualmente Insegna italiano in Germania, ad Augsburg. Ama viaggiare e venire continuamente a contatto con nuove culture. Nel tempo libero si diletta suonando (male) la chitarra e scrivendo discutibili racconti sulla sua esperienza all'estero.

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