Praga: la prima tappa del viaggio.

Un viaggio in Islanda alla scoperta della Natura parte 3

Prosegue da qui: Viaggio in Islanda parte 2. Parte della storia dedicata alla nostra visita di un giorno a Praga.

Finalmente si parte! Cosa mettere in valigia

A Luglio, a ormai soli 20 giorni dalla partenza, la tensione comincia a salire. Tutti e tre teniamo costantemente sotto controllo le notizie in cerca di aggiornamenti dalla Repubblica Ceca, ma soprattutto dall’Islanda e da Oslo. Il 23 Luglio ricontrolliamo tutti i voli e gli alberghi: nessuna cancellazione, ragazzi si parte!

Rimane solo da capire cosa mettere in valigia, e anche su questo ci si affida ciecamente al Gavu, che ripeto, in fatto di preparativi è meglio di un’agenzia turistica. Per un viaggio di questo tipo servono sicuramente dei bei scarponi da trekking, comprati apposta per l’evenienza, una giacca a vento, una sciarpa, dei guanti, e per i piu freddolosi un cappello che copra bene le orecchie. E poi ovviamente qualche maglioncino pesante e se proprio volete andare sul sicuro, calzini di lana. In Islanda infatti a Luglio le temperature si aggirano fondamentalmente intorno ai 5-10 gradi, neanche troppo basse. Ma il problema più grande da quelle parti è il vento, che se non si sta attenti, è un nemico che non perdona.

Praga e la seconda ondata di Covid

Per Praga la situazione è un po’ più complessa. Se lì il clima non è un problema, la vera minaccia è invece rappresentata dal Covid. Solo un mese prima infatti la gente si era letteralmente riversata in strada per celebrare tutti insieme, con un grande banchetto sul Ponte Carlo, la fine della crisi. E niente, con questa furbata avevano praticamente dato inizio ad una seconda ondata di contagi, che metteva a serio rischio il nostro arrivo in Islanda. Se infatti ci fossimo infettati lì a Praga, non avremmo passato il test obbligatorio all’aereporto di Reykjavik, buttando letteralmente al cesso il nostro viaggio. Gavu poi dal canto suo è anche un po’ ipocondriaco, anche se questa volta aveva tutte le ragioni per avere paura.

Sta di fatto che per non avere problemi, nonostante in Repubblica Ceca non sia obbligatoria neanche la mascherina, decidiamo di attrezzarci stile Virus Letale e carichiamo la valigia di guanti in lattice, boccette di disinfettante, mascherine, creme e cremine. Tutta roba che, a parte le consuete mascherine, fino a quel momento in Germania non s’era ancora mai vista. Sembravamo un ospedale ambulante.

Il consueto comodissimo viaggio in Flixbus

Se avete letto la mia mini rubrica “Flixbus & Co. – Epopee di viaggio”, ormai dovreste sapere che Alan, ma soprattutto io, abbiamo una certa malsana passione per i viaggi della speranza in pullmann. Delle persone normali infatti avrebbero preso un comodissimo aereo Monaco – Praga e in meno di un’ora sarebbero arrivati a destinazione. Ma noi non siamo normali. E così prendiamo un Flixbus con partenza da Monaco ZOB alle 23.55 e arrivo a Praga alle 6 del mattino.
ZOB – Hackerbrücke è la cosiddetta “Zentral Omnibusbahnhof”, la più grande stazione degli autobus di Monaco e snodo fondamentale per i pullmann a media e lunga distanza nazionali ed internazionali. All’occorrenza fa anche da centro commerciale, con all’interno un supermercato, alcuni fastfood e negozi di ogni tipo. Nel seminterrato c’è persino una enorme discoteca, la Neuraum. Il tutto a una sola fermata di treno dalla stazione centrale.

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Insomma in tempi normali un posto del genere pullula letteralmente di gente. Ma in piena pandemia sembrava l’ambientazione perfetta per un film apocalittico. In giro non c’era praticamente nessuno. La struttura era letteralmente abbandonata a se stessa. Tutti i negozi erano chiusi e l’unico posto aperto per mangiare era l’immortale Mcdonald. Chiaramente però non si poteva stare dentro (i posti a sedere erano stati sbarrati con del nastro adesivo), cosi non ci resta che sederci sugli scalini esterni a consumare il nostro pasto per terra come dei barboni accanto ad un cassonetto. Una volta saliti sul Flixbus, ci fanno sedere una persona ogni due posti per questioni di sicurezza. Noi ci infiliamo i nostri bei guanti di lattice e la maschera, e cerchiamo di fare qualche ora di sonno, sperando di non morire soffocati.

Praga in un giorno – il muro di John Lennon

Arriviamo a Praga alle 6 del mattino, dopo aver dormito ovviamente poco e male. La città a quell’ora lì è deserta, e noi dobbiamo aspettare il Gavu che sarebbe arrivato solo dopo pranzo con tutta calma, perchè gli avevano cancellato il volo.
Teoricamente lì avremmo dovuto incontrare Paolo, una delle tante amicizie di Alan sparse in tutto il mondo. Ma all’ultimo minuto il caro Paolo decide di “tirarci il pacco”. Cosi non ci resta che girovagare senza metà in un centro città completamente vuoto. In poche ore visitiamo agilmente piazza Venceslao, con i suoi chioschi e le sue bancarelle, la Tančící dům (la casa danzante) e il muro di John Lennon. Qui, tra le tante scritte che ricoprono il muro, spicca tra tutte (proprio in mezzo alla fronte di John) il nome PIOLTELLO, ridente borgo lombardo di 30mila anime in provincia di Milano, a pochi chilometri da casa di Alan. Insomma, un segno del destino.

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Ponte Carlo

Attraversiamo quindi il ponte Carlo, luogo dei festeggiamenti del mese prima, e arriviamo alla città vecchia, dove, tra le altre cose c’è anche il famoso orologio astronomico in stile gotico. Sul ponte, tra una foto e l’altra, troviamo anche 50 euro sotto un sasso. O meglio, pensavamo di aver trovato 50 euro. In realtà qualche simpaticone si era divertito a tappezzare il ponte di banconote FAC-SIMILE per pubblicizzare il suo negozio di cambio, cosi da attirare l’attenzione degli idioti come noi. Ottima strategia di marketing, non c’è che dire.

A proposito di cambio, se a Praga avete intenzione di prelevare dei soldi al bancomat fate molta attenzione: il piu delle volte tra le cifre consigliate vi verranno proposte quantità stratosferiche che vanno dalle 10000 alle 20000 corone ceche (circa 750 euro), che praticamente lì sono uno stipendio di un mese di un lavoratore medio. Il tutto ovviamente a tassi di cambio criminali. Non vi fidate ciecamente neanche dei soggetti che bazzicano fuori dagli uffici di cambio, i quali spesso invece delle 2000 corone cieche danno i 20000 Lei Bielorussi, di valore molto più basso; o addirittura distribuiscono le 50 corone, che sono state da tempo ritirate dalla circolazione.

Praga 14 e il pranzo alla Old Tavern

Il Gavu in tutto questo non è ancora arrivato, ma essendo invece arrivata l’ora di pranzo, decidiamo di concederci un pasto come Cristo comanda. Per questo telefoniamo a Paolo, quello che ci aveva dato buca, per provare almeno a farci consigliare un buon posto dove mangiare. Noi, da classici turistelli da quattro soldi, saremmo probabilmente andati al Palladium, il centro commerciale più famoso con ben 400 negozi. Ma lui no, lui pensa bene di mandarci a Hloubetin, nella “bellissima” cornice di Praga 14.

Per darvi un idea del posto, fate conto che Praga è suddivisa in 22 distretti. Chiaramente i numeri più bassi sono i distretti centrali, mentre quelli piu alti sono i distretti periferici. La città è poi delimitata da due grandi anelli autostradali (un po’ come il Raccordo Anulare di Roma): uno interno, la Městský okruh (che vuol dire appunto anello autostradale interno); e uno esterno, l’autostrada D0, che circonda letteralmente la città. Ecco, Praga 14 confina con la D0 e dopo Praga 20, è uno dei distretti più periferici della città. A parte le strade principali, le vie interne non sono neanche asfaltate. Ovunque case e casette mezze diroccate e palazzi stile dopoguerra. Non nego di aver provato a tratti un sentimento di disagio.

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Il nostro ristorante, At the Old Tavern si trovava, fortunatamente, lungo una delle grandi strade principali del quartiere, a pochi passi dalla fermata della metropolitana. Arrivati li, in qualche modo riusciamo a farci capire e ad ordinare qualcosa e ci mettiamo a sedere. Posto molto spartano, con lunghi tavoli e panche in legno stile Oktoberfest. Di tovaglie naturalmente manco l’ombra. Accanto a noi sedeva un gruppo di cechi a dir poco loschi. Con la ridicola cifra di 6 euro però ci portano un bel piatto di Gulash accompagnato da una quantità importante di gnocchi di pane tipici cechi, e una birra. La qualità del cibo era più che buona. Insomma, nel complesso altamente consigliato.

Il Gavu in stile rapina, il trdlo e la becherovka

Finalmente arriva il Gavu. Lo andiamo ad aspettare nella piazza centrale. Per paura di prendersi il virus si presenta letteralmente vestito da Black Block in piena estate: guanti in lattice neri, mascherina, anch’essa nera, sciarpa tirata su fino al mento e passamontagna. Sembrava pronto per una rapina alla banca. Ci facciamo un altro piccolo giro del centro, ci prendiamo un bel trdlo, anche detto manicotto di Boemia (dolce tipico di Ungheria e Slovacchia), e ce lo mangiamo nella piazza principale. Ci concediamo anche un bel giro folcloristico nella zona della stazione, dove schiere di barboni vengono a chiederci soldi e sigarette, facendo andare il Gavu su tutte le furie.

Dopodiche riprendiamo i bagagli e ci avviamo verso l’aeroporto. Durante il tragitto si fa persino in tempo a incontrare un’amica di Alan, venuta a posta da Plsen (un’ora di macchina) per salutarci 5 minuti e andare via. All’aeroporto al Duty Free prendiamo anche una Becherovka, il potentissimo liquore alle erbe ceco dal colore verdastro e dalla gradazione alcolica criminale. Uscendo dall’Europa e mostrando la carta di imbarco alla cassa, infatti, una bottiglia costava la metà. Era un occasione da non perdere. Avrebbe riscaldato le nostre fredde serate islandesi.

To be continued…

Per approfondimenti su come sfruttare al meglio una giornata a Praga, non perderti questa guida: Cosa fare a Praga in un giorno

Autori

  • Laureato in lingue e letterature straniere. Attualmente Insegna italiano in Germania, ad Augsburg. Ama viaggiare e venire continuamente a contatto con nuove culture. Nel tempo libero si diletta suonando (male) la chitarra e scrivendo discutibili racconti sulla sua esperienza all'estero.

Federico Schopper

Laureato in lingue e letterature straniere. Attualmente Insegna italiano in Germania, ad Augsburg. Ama viaggiare e venire continuamente a contatto con nuove culture. Nel tempo libero si diletta suonando (male) la chitarra e scrivendo discutibili racconti sulla sua esperienza all'estero.

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